Il finale da secca

Finale a nodi da secca
Finale a nodi da secca

Il finale da secca è un elemento di straordinaria importanza per gestire il lancio ma ancor di più per controllare il dragaggio

(Scusate della lunghezza del pezzo ma è importante approfondire questo elemento importante dell’attrezzatura da secca)

Una volta la finalità principale del lancio era quella di stendere il finale per avere
come scopo la precisione e quindi la sicurezza di arrivare bene sull’obbiettivo. Di
conseguenza un finale lungo avrebbe influito negativamente allo scopo, nel senso
che sarebbe stato un impedimento alla buona riuscita dell’operazione di lancio. E’
chiaro che questa era solo una componente poiché la parte dinamica, cioè il lancio
vero e proprio se male eseguito, era comunque la matrice principale a cui
addebitare i risultati negativi, ma comunque si era indotti a considerare questa
parte dell’attrezzatura una sorta di “By-pass”, una semplice giunzione tra coda e
mosca relegandola pertanto ad un’importanza molto limitata. Con il tempo, l’evoluzione
del lancio e di conseguenza la continua ricerca finalizzata all’ottimizzazione
della tecnica in funzione di una migliore e produttiva azione di pesca, ha portato
ad un sempre maggiore perfezionamento dei materiali e dei profili di canne e
code. Inevitabilmente anche il ruolo del finale ha subito una trasformazione e
passò, fortunatamente, dalla “cinghia di trasmissione” ad elemento decisamente
fondamentale a cui relegare la soluzione dei tanti problemi che fino ad allora attanagliavano i pescatori. Oggi, ad esempio, si è capito che le capacità che può
avere il finale in funzione del controllo del dragaggio, dando per scontato che per
combatterlo si può intervenire sulla coda solo fino a certe distanze poiché oltre
diventa quasi impossibile, diventano decisamente fondamentali. La sua estrema plasmabilità ci rende possibile il suo completo modellamento a patto che il suo profilo
sia ben studiato. Mentre una volta, come detto, lo scopo era quello di stenderlo
del tutto, oggi si sa che un finale così depositato in acqua sarebbe in balia delle
correnti superficiali. Questo particolare è in stretto rapporto alla sua lunghezza che,
nei limiti, più è ridotta e più il fenomeno del dragaggio prende il sopravvento. Ma
quanto deve essere lungo un finale per la secca per essere considerato idoneo a
poter contrastare questo fastidioso inconveniente e a poter nello stesso momento
affrontare le più svariate situazioni in funzione di tutta una serie di lanci diversi tra
di loro? La giusta lunghezza di un finale è quella di quando si riesce a far arrivare
a “fatica” sull’obbiettivo la mosca cioè con un po’ di difficoltà. Ma questa è solo
una componente per valutare la giusta lunghezza e vedremo poi che ci sono altri
fattori. In questa maniera avremo un finale veloce quanto basta nel caso in cui
dovremo per esempio entrare sotto la vegetazione e, nello stesso momento, modellabile
per tutta la sua lunghezza in ogni momento e circostanza. Dando per scontata
una discreta padronanza nel lancio, un buon finale, inteso come giuste proporzioni
e giusti profili, deve essere “vivo”, nel senso che deve assolutamente partecipare
come “primo attore” alle azioni di lancio e quindi deve poter essere raggruppato
in spazi ristretti, curvato in parte o totalmente, infilato con loop strettissimi
in varchi tra la vegetazione, utilizzato per aggirare un ostacolo ecc., insomma deve
essere in grado di adattarsi a tutte le circostanze. I finali più frequentemente utilizzati
sono quelli conici, a nodi e le treccine, ed ognuno di questi ha caratteristiche
diverse dando al pescatore la possibilità di scegliere in relazione alla sua abilità
di lancio o ai luoghi di pesca. Un buon finale, al di la di come sia fatto, deve
avere un’architettura tale che le permetta la distribuzione dell’energia in maniera
progressiva, ne troppo lentamente, ne bruscamente o per niente. Tutta la dinamica
ruota intorno ai tre fattori che compongono il finale e cioè la Potenza, la Conicità
ed il Tip che sono la sua essenza, e sono talmente importanti che ne basta una non
bilanciata con il resto, per compromettere tutto. La potenza è quella parte iniziale
la cui estremità viene attaccata alla coda.

La sezione di questa porzione di finale è di buone dimensione e si aggira intorno allo 0,45/0,50 ed ha una lunghezza che va dal 30 al 50% di tutto il finale. Il suo scopo è quello di ereditare dalla coda l’energia e di poterla trasmettere alla restante parte del finale. La conicità riveste un’enorme importanza e va dal 30 al 40% di tutto il finale. L’energia accumulata dalla potenza, deve trasmettersi fino alla mosca in modo estremamente progressivo. Questa porzione di finale proprio per la sua sezione conica, deve riuscire a
farlo nella maniera più naturale possibile, e quindi si deduce che sia la sua lunghezza
che la sua conicità, sono elementi da cui non si può assolutamente prescindere.
Il tip, ovvero la parte ultima del finale alla quale leghiamo la mosca, riceve l’energia
che si è andata distribuendo progressivamente sul resto del finale. La sua lunghezza,
che varia da un 20 ad un 30%, è più importante della sua sezione in funzione
di alcuni fattori quali il vento, la grandezza della mosca, nonché il tipo di
acqua in cui lanciamo. Molte volte allungandola solo di pochi centimetri, riusciamo
ad avere la meglio su acque un po’ turbolente, o accorciandola, riusciamo a controllare
meglio una mosca un po’ voluminosa. Progettare un finale vuol dire fare e
rifare innumerevoli prove fin quando si riesce ad avere un prototipo duttile che ci
sia di aiuto in ogni circostanza, ovvero che non si “inginocchi” se per esempio dobbiamo
stenderlo del tutto per poter entrare sotto la vegetazione con un lancio velocissimo,
e che sia nello stesso momento pronto ad essere modellato in tutte le sue
parti rallentandolo e plasmandolo in maniera da combattere il dragaggio o per eseguire
qualsiasi altra operazione di lancio, in una parola un finale per tutte le situazioni.

 

Conici a Nodi e a Treccia

Quello conico, grazie al suo profilo che dà continuità a quello della coda, dovrebbe
essere, in generale, la miglior soluzione logica per una linea coda finale mosca
perfetta. Si è usato il condizionale perché non è così. In effetti se analizziamo quelli
che sono i rapporti tra Potenza, Conicità e Tip prima visti ed a cui è stato dato
un valore, dovremmo fare una analisi di come il profilo del finale conico è stato studiato
da chi lo ha progettato e vedere se questo rientra tra questi valori. In altre
parole il finale conico è il risultato, così com’è, di un prodotto progettato e costruito
da altri che potrebbero aver utilizzato concetti nonché idee diverse da quelle che
dovremmo avere noi. Ma se gli apportiamo una semplice modifica allora il discorso
cambia radicalmente, ma prima bisogna fare una piccola ma importante analisi
per constatare le qualità del materiale nonché la sua struttura generale. Il Nylon
quindi deve essere morbido e la sua potenza, come spessore, non deve essere inferiore
allo 0,50/0,45 e deve essere almeno il 45-50% della sua lunghezza. Un
finale conico ben modificato, può essere il massimo che si possa chiedere a questa
parte dell’attrezzatura. In relazione al suo dragaggio specialmente in acque
piatte, i vantaggi che ci può dare sono di gran lunga superiori agli svantaggi. In
effetti un finale che possiede molte interruzioni e cioè con molti nodi, si rende rigido
dal momento che asseconda di meno le tensioni superficiali senza considerare
che i nodi a contatto con l’acqua tendono a fare più attrito generando ulteriori problemi.
Per verificare questo, basta osservare un finale con molti nodi quando spinto
dall’acqua draga: ogni piccolo nodo genera una scia negativa segno indiscutibile
di contrasti oltre che essere visti con facilità dal pesce. La delicatezza di posa
che è necessaria in acque piatte, con un finale rigido è senz’altro messa in discussione, per non parlare delle pose curve o di tutti quei lanci definiti rallentati. Da qui
il vantaggio di utilizzare un finale conico modificato, in acque piatte. Se del conico
abbiamo citato l’estrema duttilità e i grossi vantaggi in acque piatte, per quello
a nodi potremo enunciarne i pregi insuperabili che possiede in acque mosse come
ad esempio in torrente, dove è necessaria rapidità e precisione insieme ad una
certa adattabilità alle correnti. Le acque veloci e quindi increspate nascondono
molto le negatività che i nodi generano in quelle piatte, ma nello stesso momento
sappiamo che in torrente il primo lancio è quello che conta, per cui arrivare veloci
e precisi sull’obbiettivo diventa il primo punto da osservare ed il finale a nodi lo
rende possibile. In effetti un finale a nodi, possedendo una struttura più rigida di
quello conico, rende più facile la precisione e la rapidità. Ma non bisogna credere
che a questo punto il gioco sia concluso poiché se nel conico la modifica è per
certi versi abbastanza facile, in quello a nodi, in relazione alla sua progettazione,
il discorso è molto più complesso dal momento che entrano in ballo altri fattori
come l’abilità nel lancio e l’individuazione della giusta proporzione tra la Potenza
e la Conicità con l’obiettivo finale di collegare tra di loro il minor numero di spezzoni
possibile. Come si diceva quello a nodi è un finale che riscuote i suoi migliori
successi nei casi in cui un lancio necessita di molta velocità e precisione. Questi
due ultimi fattori, sembrerebbero in contrasto con la possibilità di modellarlo in ogni
sua parte. Ma metterne a punto uno che tenga conto anche di questo ultimo elemento
è possibile ed anche facilmente realizzabile. I nodi dunque, sono quelli che
creano i maggiori problemi, arrivando così a scrivere l’equazione + spezzoni = +
nodi = + rigidezza, specialmente nella sezione centrale ovvero nella conicità. Si
può così affermare che la rigidezza del finale a nodi è direttamente proporzionale
al numero degli spezzoni e quindi ai nodi presenti. Sappiamo tutti che un nodo
eseguito non molti giri di filo genera un punto molto rigido che di conseguenza
coinvolge anche 5/6 cm di filo immediatamente vicini al nodo diminuendone la
flessibilità. Quindi pochi giri ad esempio per il nodo del sangue, oppure nodi più
veloci ed altrettanto validi come quello del chirurgo riducono queste possibili ulteriori
rigidezze. Inoltre, come abbiamo detto per diminuire i nodi, è necessario ridurre
il numero degli spezzoni decrescenti e quindi basta legare insieme pezzi che
scendano di sezione di 10 in 10, eliminando quelli intermedi, ad esempio passando
da un 0,50 ad un 0,40, 0,30, ecc. Oltre a quelli conici e a nodi, che sono
di gran lunga i più utilizzati, esiste un’altra tipologia di finali che possiede una struttura
estremamente diversa dagli altri due e cioè le treccine. Questo finale è formato
da una serie di fili intrecciati tra di loro e che, man mano ci si avvicina al Tip,
decresce avendo alla fine una sezione conica terminando con una piccolissima
asola a cui si unisce il Tip. Questo tipo di finale ha il vantaggio di potersi distendere
facilmente ma limita il suo raggio d’azione a quei lanci in cui l’obbiettivo è
appunto la sua distensione mentre, a causa della sua “pesante” struttura, è poco
adattabile alle innumerevoli situazioni in cui è necessaria la sua plasmabilità e quindi
l’adattamento all’occasione ed inoltre tende a “bere” cioè ad appesantirsi e
quindi a affondare facilmente. Chi è capace di costruirselo da solo, deve utilizzare
del Nailon morbido per far si che le operazioni di tessitura siano più malleabili
possibili, mentre in commercio ne esistono altri prodotti con del materiale diverso
come il Teflon, che se ben ingrassato, oltre che alla leggerezza, riesce a mantenere
un buon galleggiamento per un periodo più lungo, dovuto al minore spazio che si viene a creare tra i fili che si intrecciano rendendo più difficoltosa l’infiltrazione
dell’acqua.

Riconoscere un Buon Finale

Abbiamo visto quali sono le caratteristiche delle varie tipologie di finali, i loro lati
negativi e le loro peculiarità. Ma come si fa per riconoscere un buon finale? Sia
esso conico o a nodi, per soddisfare questa esigenza deve necessariamente rispondere
a dei requisiti ben precisi in relazione sia al materiale con cui è costruito che
al profilo che ne delinea la sua sezione. Partiamo dalla sua lunghezza. Come precedentemente
accennato, se siamo d’accordo che il finale è l’elemento dell’attrezzatura
più importante, ai fini del controllo del dragaggio, dobbiamo automaticamente
essere d’accordo anche che questo fattore negativo della pesca a mosca è
inversamente proporzionale alla lunghezza del finale. In linea di massima oltre al
concetto prima esposto, e cioè che la sua lunghezza ideale per ognuno di noi è
quando si riesce a far arrivare a fatica sull’obbiettivo per prima la mosca, ovvero
con un po’ di difficoltà se ne aggiunge un altro, e cioè che dovrebbe essere lungo
almeno il doppio della canna, comunque mai al di sotto dei quattro metri. E’ chiaro
che i novizi, in relazione specialmente a quest’ultimo elemento potrebbero avere
qualche difficoltà, ma è meglio abituarsi subito a finali discretamente lunghi per non
avere delle enormi difficoltà in seguito quando la qualità del lancio è sensibilmente
migliorata passando quindi a finali di 4,5/5,00 m. Altra componente fondamentale
è il materiale con cui è costruito. In primo luogo il Nailon, oltre ad essere
di ottima qualità deve essere il più morbido possibile, proprio per quella malleabilità
di cui si è parlato in relazione all’adattamento alle varie circostanze. La sua morbidezza
è in stretto rapporto alla memoria che può accumulare. Un buon filo deve
stendersi solo con il tiraggio delle dita al massimo dopo quattro volte, senza presentare
segni di memoria. Pensate ad un finale che abbia memoria nella Potenza,
quale precisione può avere per non parlare della ferrata che inevitabilmente sarebbe
molto ritardata. Questo discorso della morbidezza deve essere fatto solo per le
grosse sezioni. Invece per le piccole 0,12/0,14, quelle del tip, il filo deve essere
assolutamente rigido per facilitare la precisione. Oggi i carichi di rottura sono sensibilmente
più alti di quelli di una volta. Inoltre il Tip deve avere delle lunghezze
idonee in relazione a due fattori come la mosca usata e il tipo delle acque in cui
si pesca. Ad esempio se la mosca è grossa e voluminosa è consigliabile tagliarne
alcuni centimetri, mentre se le ali in fase di lancio creano problemi è bene toglierle,
mentre in relazione al tipo di acque in quelle veloci e con correnti diverse è
bene aggiungere qualche centimetro di filo così come quando siamo di fronte ad
acque piatte in cui i microdragaggi sono sempre in agguato. Un’altra operazione
da fare è sostituire il Tip dopo una cattura di una grossa preda poiché la trazione
esercitata potrebbe essere deleteria in seguito. Cambiando continuamente la
mosca si determina un accorciamento del Tip che va inevitabilmente a sbilanciare
l’assetto del finale. Per evitare che questo si verifichi e che possa quindi compromettere
l’intera struttura, è bene fare una microscopica asola alla fine della Conicità
in modo tale da poter sostituire il Tip quando si rende necessario senza compromettere
la lunghezza della Conicità, e a circa 1/3 della sua lunghezza fare un
piccolo nodo che serve da segnalatore in relazione al suo accorciamento. In questo
modo si avrà un Tip sempre della stessa misura. Fin qui gli elementi per riconoscere un buon finale sotto l’aspetto del materiale, ma è fondamentale esaminare
anche l’aspetto bilanciamento. Per verificare ciò dopo aver montato una mosca
proporzionata al tip, si eseguono dei falsi lanci paralleli con poca coda senza forzare
e il Loop del finale che si viene a creare deve avere questi requisiti:
A. L’estremità del Loop del finale deve essere divergente e la parte in movimento
non deve avere degli avvallamenti.
B. La sua curvatura deve essere sempre costante senza chiudersi su se stessa.
C. Con un lancio veloce il finale non deve “scoppiare”, cioè arrestarsi improvvisamente
e aprire il proprio Loop come se incontrasse un muro d’aria.
E’ normale che queste operazioni debbono essere fatte da chi sa lanciare discretamente
poiché contrariamente, l’aspetto tecnico andrebbe inevitabilmente a condizionare
questo semplice test.

 

Profili e Modifiche di Finale Conico

Come abbiamo già detto un conico, così come viene acquistato, andrebbe modificato.
Vediamo come si può procedere per far si che questo possa essere più idoneo
alle varie esigenze. La scelta va fatta su finali lunghi 9 o 12 piedi a seconda
della lunghezza totale che dobbiamo avere e che finiscano con una punta dello
0,18. Per chi è alle prime armi, finale da 9 piedi:
1) tagliare 20 centimetri del Tip
2) aggiungere 40 centimetri dello 0,18
3) a questo tratto legare altri 110 centimetri di 0,14
Lunghezza totale: 9’= cm 270 – 20 + 40 + 110 = mt 4,00
Totale nodi 2.
Chi possiede più dimestichezza con il lancio può partire da un 12 piedi
Tagliare 20 cm del Tip.
Aggiungere 40 cm dello 0,16.
Aggiungere allo 0,16 120 cm dello 0,14/0,12
Lunghezza totale: 12’= cm 360 – 20 + 40 + 120 = mt 5,00
Totale 2 nodi
Il motivo per cui si tagliano alcuni centimetri del Tip e se ne aggiungono degli altri
è legato al fatto che l’ultima parte di un finale conico è molto fragile. Finali così
modificati con solamente due nodi, non solo non cambiano le prerogative del conico
ma gli danno maggior equilibrio e duttilità.

Profili di un Finale a Nodi

Nel caso di quelli a nodi le possibilità di progettazione aumentano sensibilmente.
Fino a qualche anno fa le misure relative alla Potenza Conicità e Tip erano rispettivamente
del 60%, 20%, 20% della lunghezza totale, misure che conferivano al
finale molta velocità a discapito della plasmabilità. Oggi queste percentuali sono
cambiate grazie alla rivalutazione del finale dando alla Potenza alla conicità ed
al Tip delle percentuali molto diverse. Come si può vedere si ha una potenza inferiore una conicità al massimo uguale ed un Tip altrettanto inferiore.
Un profilo collaudato è:
Lunghezza cm Diametro
180 0,50 Potenza
90 0,40 Conicità
60 0,30 Conicità
30 0,20 Conicità
140 0,15 Tip

Lunghezza totale 5,00 m
Numero di nodi 4
P = 36% C = 36% T = 28%